Caccia al tesoro

Arturo Di Casola
03.03.2009
 
Ma è ancora vero, come si è sempre detto, che la strada per il Paradiso sia lunga e difficile?

Da quando ti ho incontrato, caro vigilius, dopo averti raggiunto in soli 7 minuti di funivia, comincio a dubitarne. Così come, dopo averti frequentato per qualche giorno, non sono più sicuro tu sia un vero design hotel. Ma sì, di quelli chic, finti, di plastica, tutti uguali insomma. Ma vuoi vedere che è la natura, sotto forma di Sua Maestà il Legno, il design di cui tanto hanno scritto di te? Vuoi vedere che nella 108, la camera in cui mi hai fatto dormire, il design fosse quello incorniciato dalla finestra, che io lasciavo, anche di notte, con le tende spalancate affinché la montagna, gli alberi, la neve, la luce del buio della notte e quella breve ma intensa al sorgere del sole, mi tenesse compagnia?

Guardare di notte ciò che c’era fuori, mi ha fatto venire in mente un’altra notte, a fine settembre del 2003, trascorsa su un’isoletta dell’arcipelago di Turku, tra la Finlandia e la Svezia.

Quella volta, un po’ com’è successo con la funivia che mi ha portato da te, un battello mi aveva depositato sul piccolo molo sull’isoletta: su quella di cui, per quell’unica notte, sarei stato l’unico abitante. Mi avevano detto che all’interno di quella casetta di tronchi solitaria sulle rocce a pochi metri dall’acqua, avrei trovato tutto ciò di cui avrei avuto bisogno: dalla cena, un enorme sformato di salmone e patate di Rymättylä, alle bevande, cioè la birra locale, ai libri da leggere, se solo avessi conosciuto il finlandese. E non si erano sbagliati. O quasi.

Avevano taciuto, infatti (forse temendo che non sarei più tornato?), di dirmi che mentre la sauna era lì in casa, il bagno invece era lontano. Per trovarlo avrei dovuto seguire un sentiero disegnato sulla piantina, in stile “caccia al tesoro”, che mi attendeva sul tavolo nella casetta. Quella sera seguii il sentiero, 70 metri nel bosco fino a raggiungere una cabina di legno, fredda e spartana, che scoprii, poi, essere il bagno: naturale ed ecologico in tutto, dalla luce che era solo quella solare, allo scarico, inesistente. E visto che mi ero ripromesso di non fare la figura del solito italiano che non apprezza le usanze straniere, nel corso della cena cercai di dar fondo, riuscendoci ahimé solo in parte, alle 21 birre che mi avevano magnanimamente lasciato in frigo; così la notte, avvolto in una coperta, quei 70 metri nel bosco fui costretto a percorrerli più volte.

Da quella notte trascorsa sull’isola a fissare il buio al di là della finestra, ho preso l’abitudine, dovunque mi trovi, di non chiudere le tende per non perdermi lo spettacolo del sorgere del sole (anche se la sera piove). Proprio come ho fatto con te, caro vigilius, dormendo nella 108 con le tende aperte e, chissà come (magia?), mi sono svegliato sempre in tempo per veder sorgere il sole.

PS. Il sole, poi, quella mattina, sull’isoletta, uscì davvero.
 
 
 
Twitter Facebook Drucken  Mountain Story weiterempfehlen