Così è la vita

Stefano Zangrando
17.01.2014
 
Così è la vita
Sergio si appoggia all’indietro sulla sedia sdraio e stiracchia la voce: “Ah, questa sì che è vita”. Perle di sudore brillano sulla sua fronte fra l’attaccatura della chioma brizzolata e gli occhiali da sole firmati.
Accanto a lui, Rita beve un sorso di sangria, posa il bicchiere sull’erba e dice: “No, amore, questa è vacanza. È questo il bello.”
Sergio rimane immobile, il busto nudo sotto l’accappatoio aperto, come se non l’avesse sentita, ma poco dopo replica: “Qualunque cosa sia, è quello di cui avevo bisogno”.
“Già. Sai cosa mi piace di questo posto?” dice lei, mentre estrae dalla borsa di plastica accanto al lettino lo stick proteggi-labbra. “Che ci si sente a casa.”
“Cosa odono le mie orecchie,” dice Amedeo avvicinandosi, ancora gocciolante e con un po’ di fiatone. Alle sue spalle, Carla continua a nuotare in piscina.
“Cosa udiranno mai le tue orecchie, filosofo?” chiede Sergio.
Amedeo afferra l’asciugamano sulla sua sdraio e iniza ad asciugarsi. “Sentirsi a casa”, dice, “è la chiave della felicità.”
Amedeo emette una specie di grugnito, poi si rivolge a Rita: “Hai capito? Sei felice?”
Mentre finisce di lubrificarsi le labbra, Rita trattiene una risata, poi dice: “Ma dai, parlare di felicità è fuori luogo… Però qui sto bene, questo sì.” Ripone lo stick in borsa e si rimette sdraiata.
“Anch’io sto bene,” dice Sergio. “Per questo ti ho appena detto che è vita, questa, altro che…”
“Bum!” fa Amedeo, che si è seduto sulla sdraio dopo averci rimesso sopra l’asciugamano. Mentre allunga il braccio verso la caraffa sul tavolino, aggiunge: “Se parlare di felicità è fuori luogo, allora dire che questa è vita è addirittura un’eresia.”
“E perché mai?” obietta Sergio e agita una mano: “Guardaci qua, non ci manca nulla: un drink, una piscina, il sole, le montagne, l’aria pura…”
“…e la vacanza,” completa Amedeo. Allunga una mano verso la scodella con le patatine e prosegue: “Non ti pare che vita e vacanza si contraddicano? Oppure, se questa è davvero vita, sei disposto ad ammettere che quello che fai durante tutto il resto dell’anno è una non-vita? Insomma, che di solito sei un morto ambulante?”
Sergio sventola una mano come per scacciare le parole di Amedeo. “Ah, mi prendi troppo sul serio…”
“No, Amedeo ha ragione,” dice Rita. “Dovremmo stare attenti a quello che diciamo. Se affermiamo che questa è vita, giudicandola una condizione migliore, allora la nostra quotidianità, la nostra carriera, la nostra casa, tutto ciò che abbiamo costruito negli anni vale meno di una semplice vacanza?”
“Brava!” dice Amedeo. Ti adoro quando parli così, avrebbe voluto dirle. Sono passati anni da quando l’ha desiderata, da quando ha sognato di amarla, di possederla. Si era persino messo in testa che fosse la sua donna “ideale”. E invece poi è arrivato Sergio, quel buzzurro. Ma Amedeo non voleva, non poteva fare a meno della presenza di lei, così ha continuato a frequentarla, a frequentarli, anche dopo, quando si è innamorato – per davvero, senza ripiego – di Carla. Ma un amore irrisolto non smette mai di ardere del tutto sotto gli strati dei nuovi affetti, sotto il peso del tempo che passa. “Alla vita,” sospira Amedeo alzando il bicchiere.
“Ah, voi non capite,” ribatte Sergio. “È ovvio che quello che facciamo tutti i giorni è la nostra vita. Ma staccare fa bene. O no? Non vi sentite meglio anche voi, quassù?”
Rita si solleva sui gomiti e lo guarda. “L’hai detto, amore, staccare. Questo è uno stacco, un intervallo: perciò ci fa stare così bene. Ma se diventasse la nostra quotidianità, caspita, finiremmo per annoiarci! Io, almeno, non è questo che cerco nella vita. Non una vacanza permanente!”
Amedeo annuisce convinto e pensoso. “L’uomo non è fatto per vacare, ma per esserci. Cioè, per vivere la vita in tutti i suoi aspetti, anche i più sgradevoli…”
Carla, che avvicinandosi ha sentito solo le ultime parole, si passa le mani sul viso bagnato e dice: “Oddìo, rieccoci! Stai di nuovo parlando di cose brutte? Ti prego, non qui, non adesso…”
Rita ride. “Ma no! Stavamo commentando un’affermazione di Sergio”. Si volge verso il marito e gli sfiora l’avambraccio. “Poverino, voleva solo esprimere quanto sta bene qui e noi gli abbiamo fatto il pelo, vero?”
Sergio allarga le braccia. “Con questi due non si può dire nulla, ti mettono al muro! Sai cos’avevo detto? Questa è vita: tutto qui.”
Amedeo alza lo sguardo verso Carla: “Gli abbiamo solo detto che questa non è vita, ma una vacanza, che invece la vita è ciò che…”
“Oh, ti prego, lascia perdere,” lo interrompe Carla, che ha indossato l’accappatoio e ora si raccoglie i capelli biondi dietro la nuca. “Ecco, lì,” dice poi, sollevando una gamba e allungandola fino a sfiorare con il piede nudo l’angolo del tavolino.
Amedeo si piega un po’ all’indietro e guarda. Rita si alza a sedere sul lettino e allunga il collo anche lei.
A pochi centimetri dall’alluce smaltato e oscillante di Carla, sul bordo del tavolino, una formica regge una briciola di patatina più grande di lei e vaga qua e là senza sapere dove portarla, incerta di fronte all’abisso.
Carla rimette il piede a terra e ritrova l’equibrio. “Eccola lì, la vita,” dice.
Amedeo e Rita tacciono un lungo istante, e all’improvviso il cielo pare oscurarsi. Poi la voce pigra di Sergio: “Io da qui non vedo niente.”
Rita è colta da un moto d’imbarazzo per l’ignavia del marito e cerca di porvi subito rimedio: “Vuoi della sangria?” chiede a Carla, allungandosi verso il tavolino.
In quell’istante qualcosa piomba nella piscina e si ode un tonfo. I quattro si voltano di scatto.
Sotto gli spruzzi, l’acqua è sporca, nero-verdastra.
“Che diamine…” dice Amedeo balzando in piedi, ma un’altra bomba cade dal cielo e gli esplode davanti, sull’erba.
Carla e Rita lanciano un urlo all’unisono. Le gambe di Amedeo sono imbrattate di una poltiglia marrone, la stessa che copre l’angolo di tavolino dove fino a un istante prima ha titubato la formica.
“Porca…” fa Sergio alzandosi lentamente.
Rita alza lo sguardo al cielo e il respiro le si mozza in gola. Allora anche Amedeo e Carla alzano gli occhi, e quello che vedono dissolve in loro ogni pensiero sulla vita e sulla felicità.
“Oh…” fa Amedeo.
“Sono mucche!” dice Rita.
Carla pare trattenere una risata d’incredulità: “Mucche volanti?”
“…e sono tantissime!” cincischia Amedeo con voce strozzata.
Un’altra bomba, di nuovo in piscina. E un’altra ancora, poco lontano. Sergio si guarda intorno, inalando disgustato la puzza che sta diffondendosi. “Che schifo!” esclama. “Questa è….”
In quell’istante si precipita fra loro la cameriera, una cinquantenne ucraina piccola e robusta, raccoglie in fretta e furia la caraffa di sangria e la scodella con le patatine e, prima di rientrare di corsa in hotel, esclama: “Signori fuggire! Scappare! Questa è Apocalisse!”
I quattro amici la fissano, paralizzati.
 
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