Facile dire “le cose vanno bene” , “le cose vanno male”

Stefano Baldini
13.11.2007
 
Il fatto è che molto dipende da noi, almeno in funzione del nostro grado di libertà, per quanto siamo liberi di decidere e di operare, e non dalle “cose”. Per dire la mia, solo oggi, a distanza di 20 anni dal termine degli studi (economia) e dopo aver cambiato 4 o 5 impieghi e, per certi versi, professione, credo di aver raggiunto il mio posto, la mia dimensione, dove l’attitudine e l’ambizione personale, espresse nel lavoro quotidiano, trovano senso ed interazione con la società.

Dal carattere creativo, curioso, ed interessato all’influenza che l’economia esercita sulle dinamiche sociali, mi occupo di aiutare le organizzazioni a conoscere, rispettare ed interagire con il proprio ambiente e mercato. Questo è il mio tributo e la mia responsabilità. Ma questo risultato, che per me è una meta, è solo la fine di un lungo percorso.

Siamo abituati a seguire, e di fatto seguiamo, quelle indicazioni che, nel corso della nostra vita, influenzano e determinano ogni scelta fondamentale: quella scuola, quegli studi e poi quella professione, la casa in quel quartiere e via dicendo. Bene, io credo che, almeno in origine, ognuno abbia avuto alcune attitudini rilevanti e forti ambizioni, che lo avrebbero reso qualcosa di speciale ed importante, alle quali pian piano è stato costretto a rinunciare.

Il “sistema vita”, ad un certo punto, impone di abbandonare identità e passioni, quanto percepiamo per bello, la nostra strada naturale, per farci prendere la sua strada verso il posto che al sistema serve che occupiamo. Questa dinamica non consente a nessuno di divenire quanto sarebbe dovuto (potuto) essere e comporta una grande perdita di valore, di competenza, di qualità, per il singolo e la comunità. Non riusciamo più ad uscire dalla nostra griglia, non siamo né liberi né capaci di esprimere le nostre capacità, il nostro “perché”. L’uomo che compie questo percorso, vede la struttura del sistema fuori da sé, sopra di sé e viene escluso dal protagonismo della sua vita e dalla vita.

Lentamente, perde i connotati di soggetto, di guida per lo sviluppo ed il divenire (delle cose) per assumere una posizione passiva, di spettatore impotente e dominato. Se questo quadro suscita in te che leggi lo stesso nervoso timore che colpisce me e ritieni che qualcosa si debba cambiare, sarai d’accordo nel voler cercare un’alternativa per il nostro divenire. Penso che uscire dalla griglia del sistema, prendere coscienza, sia compito e sforzo del singolo, ma la società può aiutare o ostacolare questo percorso.

Nel quadro degli aiuti, credo che lasciare maggiore libertà durante la crescita, soprattutto nelle scelte fondamentali, consenta ai giovani di seguire più facilmente la propria natura ed, in parallelo, aumenti di molto la loro responsabilità, coscienza ed interazione verso “le cose” e la realtà. Dal mio punto di vista, solo una comunità di uomini allocati “naturalmente”, che possono esprimere le loro attitudini, identità ed ambizioni, è davvero capace di gestire e migliorare le cose, la vita, lo sviluppo. Questo è quanto mi auguro, per il nostro futuro. Per te invece, che stai leggendo dal futuro, spero che troverai in queste poche righe visione e passione piuttosto che una nostalgica ingenuità. Buon, nuovo, umanesimo.
 
 
 
Twitter Facebook Drucken