Il cucchiaio dell’amore

Jens Laloire
12.04.2015
 
Il cucchiaio dell’amore
Ieri per caso in centro ho incontrato un vecchio amico che non vedevo da diversi anni. A suo tempo stavamo per ore al pub a ragionare, a rimuginare su progetti comuni o a raccontarci delle nostre per lo più misere storie di donne, ma dopo l’università poco a poco ci eravamo persi di vista.
Ecco dunque che me lo ritrovo davanti, e peraltro mi rovina subito la gioia di rivedersi con discorsi di circostanza assai strani. Dopo aver parlato diversi minuti del più e del meno, viene infine al dunque e mi annuncia di essersi sposato. “Stiamo benissimo insieme.” mi ha detto. “A colazione usiamo ciascuno un cucchiaino apposito per la marmellata.”
Sono rimasto a bocca aperta. In tutti quegli anni di ricerca dell’anima gemella avevo badato a cose come il carattere, l’intelligenza e il senso dell’umorismo, poi magari facevo caso agli occhi, ai capelli o al corpo – mentre l’uso di un cucchiaio a posta per la marmellata non era mai stato di alcuna importanza.
Leggermente confuso ho commentato la sua frase con un antipatico “Ma pensa!”. Altro non ho saputo dire. Al mio interlocutore non è parsa una reazione appropriata, tanto che mi ha scrutato brevemente, per poi comunicarmi che adesso doveva proseguire. Poi si è girato e se n’è andato.
Mi sono intimamente rimproverato per la mia scarsa empatia. Per mostrare un po’ di sensibilità, almeno a posteriori, ho fatto una sorta di esperimento mentale e ho provato a figurarmi la situazione del mio conoscente in tutti i dettagli. Questo è lo scenario che ho immaginato:

Una coppietta fresca fresca, ancora inebriata e sconvolta dalla notte d’amore è seduta in cucina per la prima colazione insieme. I due si mandano baci, si passano i panini appena sfornati e decantano l’uno all’altra le gioie della vita. Ma ecco che lei afferra la marmellata di lamponi senza far caso al cucchiaino che lui apparecchiando aveva messo accanto al vasetto, e ci infila dentro il coltello sporco di burro. Lui sobbalza e, quasi con le lacrime agli occhi, resta a guardare quell’essere grazioso che rimesta la marmellata con il coltello del burro.
„Che c’è?“ chiede lei, accortasi che lui la sta fissando. Lui deglutisce. “Niente, niente, tutto a posto!” dice lui recuperando subito il vasetto per togliere inavvertitamente i punti su cui è rimasto del burro. Succede, si dice, perdonando l’amata e accarezzando in segno di perdono la mano che poco prima aveva ficcato il coltello sporco di burro nel vasetto della marmellata.
Alla colazione successiva i due sono di nuovo seduti l’uno accanto all’altra, si coccolano, si sbaciucchiano, assaggiano l’uno il pane imburrato dell’altra, esaltano le gioie dell’amore. Perché questa gioia non sia messa in pericolo, questa volta lui si è portato avanti mettendo la marmellata in una ciotolina e i cucchiaini non accanto ma direttamente dentro la rossa gelatina. Ma nell’afferrare la ciotolina lei di nuovo ignora il cucchiaino che c’è dentro e ci lascia dei notevoli resti di burro.
Lui deglutisce, fissa i pezzi di burro, raddrizza la schiena, tossisce e dice. “Tesoro, c’è un cucchiaio apposta nella ciotola, puoi usare quello.” Dicendo questo le accarezza la mano sinistra.
Lei ritrae la mano, lo guarda irritata e chiede: “Perché dovrei usare proprio quel cucchiaio?”
“Beh, per i resti di burro sul coltello! Rimangono nella marmellata, come vedi bene.”
Lui prende la ciotola e gliela mette sotto il naso.
Lei si scosta da lui e scuote la testa: “Non starai dicendo sul serio?!”
“Certo che dico sul serio. Perché?”
“Sei proprio un borghesuccio, sai!”
Lui sgrana gli occhi e dice, offeso: “Ma cosa c’entra?”
“Ah, no? E cos’è che sei allora?”
“È per la muffa! I resti di burro prendono la muffa.”
“Ma che cavolata!”
“Cavolata un corno!”
“Certo che è una cavolata!”
“No che non lo è!”
Il battibecco va avanti per dieci minuti, finché i due ammutoliscono, si tengono il muso stando a un metro l’uno dall’altra, masticano svogliati i loro bocconi di pane che improvvisamente non diffondono più quel profumo di pane fragrante ma restano in bocca come un bolo colloso.
La voglia di coccole e di amore si è spenta; piuttosto, ciascuno dei due dentro di sé constata quanto l’altro, fino a poco prima ciecamente amato, presentava diversi tratti che sarebbe stato il caso di osservare attentamente nelle prossime settimane – non era opportuno del resto legarsi a qualcuno che va bene al massimo per una storiella.
E mentre masticano in silenzio ciascuno si chiede dove sia rimasta – quella magnifica sensazione di ebbrezza che l’amore aveva regalato loro. La loro vita, fino a un attimo prima, non era stata leggera, gelatinosa e dolce come la marmellata di lamponi?

Traduzione dal tedesco di Lorenzo Bonosi e Luisa Ghelardini

 
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