Il viaggio

Patrizia Scarzella
08.08.2009
 
L’email diceva: “Weekend a sorpresa per il nostro compleanno.

Partenza venerdì pomeriggio. Portate costume da bagno, abito da sera, scarponcini da montagna e giacca a vento.” Le quattro “ancelle”, sorprese dallo strano messaggio ricevuto dai loro amici - detti “i protegés” - si consultarono telefonicamente.

« Ma hai idea di dove andiamo? » chiese “l’ancella culinaria” (cosiddetta perché è cuoca sublime), già in apprensione per cosa portare o no. « Io credo in Svizzera, però potrebbe essere anche Provenza dove loro vanno spesso» cercò di indovinare “l’ancella sanitaria” (cosiddetta perché è medico). « No, Provenza no, perché dicono “scarponcini da montagna”! » « Beh, non importa, l’importante è partire! »

L’ultima a farsi sentire fu “l’ancella esotica” che con la tipica riservatezza orientale non fece domande su dove come e perché, ma disse la cosa più saggia: « Dobbiamo portare il regalo! »

Il regalo fu trovato a fatica, anche per questo ci furono ripetute consultazioni tra le quattro ancelle. I gusti dei protegés sono raffinati e difficili… Alla fine “l’ancella letteraria” (cosiddetta perché scrive) comprò un “cachepot” di argento indiano con la superficie martellinata, un oggetto grande, inutile e bellissimo che ora sta davanti al camino nella loro nuova casa.

Il grande pacco avvolto in una carta viola fu caricato in macchina insieme al bagaglio eccessivo delle quattro ancelle che, per non sbagliare, si erano portate più varianti di tutto, dall’abito da sera ai pantaloni, dalle magliette ai maglioni di vari pesi per l’incognita che le aspettava. Autostrada, direzione Venezia. « Ma allora non andiamo in Svizzera! » Svoltando per il Brennero fu chiaro che andavamo in Alto Adige. « Ma potrebbe essere anche l’Austria… »

Diventava buio rapidamente e il mistero sulla destinazione, sempre più vicina, non si scioglieva. Uscimmo a Bolzano. Casello deserto, come la strada che imboccammo ed i paesini che sembravano già addormentati.
Era l’ora di cena e anche per via della stagione, autunno inoltrato, non c’era in giro un’anima. Ad un certo punto ci fermammo. Eravamo in un parcheggio, vuoto e buio, “in the middle of nowhere!” come dicono gli americani. « Ecco, siamo arrivati, prendete le vostre “enormi” valigie – dissero i protegés con una certa ironia - e aspettate davanti a quella porta. »

A questo punto il mistero si fece ancora più intrigante. Nessuno parlava, il silenzio delle montagne intorno era quasi inquietante. Chi, che cosa stavamo aspettando? Poi, d’improvviso, una piccola luce che si andava avvicinando apparve nel buio sulla montagna. E poi il rumore della funivia. Sì, una funivia, a quell’ora, nell’oscurità totale, in quel luogo che col buio sembrava isolato dal resto del mondo.

Salimmo ed i protegés fecero le foto delle nostre facce stupite, incredule. Noi quattro amiche, con il nostro grande e misterioso pacco viola in mano. Provavamo una sensazione bellissima.

Arrivammo poco dopo, l’aria della sera autunnale era frizzante.

« Ecco, ora camminiamo un po’… », ma il “po’” durò davvero poco. La prima curva ed ecco un’apparizione magica. Splendente di luce, come un’astronave poggiatasi sulla terra da un altro pianeta, quella era la nostra meta. «Siamo arrivati al vigilius» dissero i protegés alle quattro ancelle, mute per lo stupore e la meraviglia della situazione inaspettata.

E poi? Poi il resto di quei giorni è ancora stupore e meraviglia. Fuori dal mondo, a prendersi cura di sé nel migliore dei modi, nell’incanto di un luogo speciale. Innamoramento a prima vista per il vigilius, trasformatosi in un grande amore che dura nel tempo.

 
 
 
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