Le orme dell'orso

Massimo Peltretti
05.10.2009
 
Il vento, posso cominciare dal vento, dalle sue pesanti carezze che portano via il mio respiro mentre salgo con passo veloce verso Guardia Alta, ancora una volta. La volta scorsa erano gli inizi d’aprile. Tanta neve, i sentieri costretti ancora ad un prolungato letargo sotto un molle e spesso strato di neve. Una fatica terribile (le ciaspole erano rimaste a fondovalle, chiuse nel bagagliaio della mia auto), un passo dopo l’altro in direzione dei 2.608 m., in solitudine, nel silenzio, nella neve intonsa. Almeno fino all’incontro, a metà percorso, delle orme dell’orso.

Bellissime, grandi, nitide, inaspettate. Ancora ansimante per la fatica, appoggiato ai bastoncini, mi sono perso a guardarle, ad ammirarle. Provenivano dal bosco scosceso che scende verso la Val d’Ultimo e andavano verso il crinale tagliando perpendicolarmente il tracciato del sentiero a quota 1.950 m. Che tuffo al cuore! Quasi in stato di trance ho deviato e le ho seguite per 300 metri intrigato da questo appuntamento mancato che, se si fosse realizzato, mi avrebbe trovato di certo inerme e impreparato. Da quante ore era passato di lì? La notte aveva portato ancora neve e dunque non potevano essere trascorse che tre o quattro ore.

Poi mi sono fermato, illuminato dalla consapevolezza della mia goffaggine e dell’evidente eleganza del bruno frequentatore di quei boschi: laddove io sprofondavo nella neve quasi fino al ginocchio, l’orso era passato lasciando impronte profonde non più di 10-15 centimetri. Che potenza, che straordinaria leggerezza!

Oggi salgo allenato, veloce e leggero come le mie passioni (la corsa e l’alpinismo) mi hanno insegnato a fare fin da ragazzo. La neve inizia a quota 2.100 m ed è bellissimo salire in velocità verso la vetta superando una dopo l’altra le anticime. In vetta, divoro la mela verde più buona del mondo e bevo l’acqua migliore che abbia mai bevuto (ogni volta è lo stesso). Poi ancora giù a perdifiato per un’ora e mezza verso il mio amore che paziente mi aspetta al Resort.

Questa volta dell’orso nessuna traccia. Ancora troppi i rumori nel bosco, ancora troppo facile per gli umani salire quassù. Ma la sua magnifica e incurante “potenza di esistere” oggi ho cercato di sentirla e di riconoscerla comunque dentro il mio cuore.
 
 
 
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