Quando mamma non ci sarà più

Sylvia Maria Zöschg
18.01.2014
 
Quando mamma non ci sarà più
Solo quando la cena è stata servita e la casa rassettata, quando la madre finalmente dorme, quando Franz siede davanti alla sua birra serale, Maria ha qualche minuto per sé.

Va sul balcone. Talvolta strappa le foglie appassite dei fiori, che riconoscenti le fanno l’occhiolino. Oppure guarda le poche auto che passano nel vicolo davanti a casa e solleva la mano; è un gesto automatico, non importa se conosce veramente quelle persone. Si fa così quando si vive in un paese, fa parte delle buone maniere, diceva sempre mamma.

Maria si siede sulla sedia di plastica che una volta era bianca e che come sempre emette un rumore esausto, come un vecchio mulo.
Poi si accende una sigaretta, prende un sorso di succo di fiori di sambuco fatto da lei e osserva le gondole della funivia che risalgono la montagna, laggiù dall’altra parte del fiume.
Lei non è mai salita su una di quelle gondole. La montagna, con i suoi innumerevoli sentieri, è molto apprezzata dai turisti e dalle persone del luogo. Ma Maria no, si rifiuta, sono anni che non ci torna più. Franz e i ragazzi hanno sempre cercato di convincerla, hanno insistito e l’hanno presa in giro, ma lei non ha cambiato idea. E ha ignorato lo scherno negli occhi di mamma, sempre, continuamente.
Ora negli occhi mamma non c’è più nessuna ombra di scherno, solo confusione.

Durante il giorno non è possibile riconoscere l’hotel, ma Maria sa che c’è. Di notte si vedono le luci e a volte si sentono la musica e le risate. Franz li maledice spesso, anche se loro, in quelle camere, non possono sentirlo. E Franz ha comunque un sonno profondo. “Non lo sveglierebbe nemmeno la fine del mondo”, aveva detto una volta mamma scuotendo la testa. “Se non lo fa finire lui, il mondo, con il suo russare”.
Allora mamma riusciva ancora a parlare. E quello che diceva aveva senso.

“Ma come fai a stare qui, con mamma, con Franz?”, aveva detto Veronika quando era venuta a trovarla un paio di settimane prima. All’improvviso il balcone su cui si trovavano le era sembrato più piccolo e stretto, come un bozzolo opprimente. Veronika con i suoi vestiti eleganti e il suo accento italiano: tracce di Milano. “Ti ammiro”, aveva detto, con compassione negli occhi e condiscendenza agli angoli della bocca. “Franz dovrebbe aiutarti di più, e anche i ragazzi”.
Maria si era limitata a sorridere. “Ah, Franz è così maldestro. Quando lava i piatti rompe sempre tutto. E i ragazzi, non ci sono quasi mai. Martin vive da solo e passa qualche volta a pranzo o a cena, Klaus va all’università e torna solo per le vacanze. No, no, me la cavo…”
“Ma allora prendi una badante! Filippo e io vi aiuteremmo volentieri sotto l’aspetto economico. Del resto è anche mia madre!”
Maria aveva guardato la sorella. Veronika un tempo era invidiosa e gelosa perché mamma si occupava più di Maria, perché la coccolava di più. La intrappolava nella sua rete e Veronika la lasciava fare senza opporsi. Anche se Veronika non lo ammetteva mai: Maria sapeva che era felice di non doversi occupare della madre malata e che fosse lei ad addossarsi il fardello.
E Maria non raccontava alla sorella che sempre più spesso le uscivano dalla bocca le parole che mamma aveva sempre sbraitato e gracchiato. Non raccontava a Veronika che talvolta si spaventava di se stessa. E che talvolta ci provava pure gusto a dire a mamma cose brutte. Perché mamma non poteva più replicare o rimproverarla.

Ma ora, sul balcone, Maria non pensa alla madre o alla sorella. Non pensa ai figli o a Franz.
Pensa a quell’uomo, al proprietario dell’hotel.
Tanto tempo fa, quasi quaranta anni fa, lui era solo il figlio del proprietario, e lei semplicemente una bella ragazza.
Quella volta, alla festa, l’aveva presa e con piglio sicuro l’aveva guidata sulla pista da ballo.
Ricorda ancora le sue mani sui fianchi e con che occhi la guardava. Labbra sulle labbra: insolenti, decise e dolcissime.
Maria chiude gli occhi, ha di nuovo quindici anni ed è innamorata. Lui la tiene per mano e fanno piani per il futuro. Lei potrebbe passare alla scuola alberghiera, dice lui, e lavorare nell’hotel. Lui parla di matrimonio e di bambini e la sua voce è velluto e seta. E poi i viaggi, il mare e il freddo nord. Di questo sognano. Non c’è nient’altro, se non Maria, il giovane che le sta accanto e uno splendido futuro. E il desiderio di qualcosa di più, qualcosa che lei non conosce e di cui già sente la mancanza.

Le labbra corrucciate e gli occhi serrati della madre che sospira e scuote il capo. “Ma cosa credi, ragazzina? Questi sono solo i sogni di una bambina. Non ti accetterebbero mai, loro sono migliori. Togliti queste idee dalla testa. Ma pensi veramente che si accontenterebbe di una come te? Tu non sei che un passatempo per lui, credimi. Faresti meglio a rimanere con me e con tuo padre che ha bisogno di un aiuto in negozio. Ne troverai un altro, qualcuno adatto a te”.
Maria le aveva creduto.
Forse perché era più semplice che lottare, pensa talvolta.
Maria ha fatto ciò che la madre aveva voluto.
Lo sguardo ferito del giovane lo ha seppellito in fondo al cuore e lì lo ha confinato.
Maria ha imparato ad accontentarsi. Ha interrotto la scuola per aiutare il padre in negozio. Poi ha conosciuto Franz e ha avuto i bambini. Ha imparato a prendersi cura della casa, dei figli. Del padre, dopo il primo infarto. Della madre, dopo la morte del padre.
I figli sono diventati grandi, Franz sempre più un estraneo.
E Maria sognava.
Ma c’era sempre la madre.
C’è ancora la madre.
In futuro, ha pensato spesso. In futuro, pensa tutt’ora.
Serba il desiderio nel cuore. E si mette a sognare ogni qual volta rimane a guardare le gondole. Sogna un giorno di non accontentarsi più solamente.
Forse si innamorerà di nuovo, come un tempo, quando aveva quindici anni. Un’emozione che quasi non ricorda più.
Prima o poi oserà di nuovo.
Quando mamma non ci sarà più. Quando mamma non sarà più un impedimento.

Allora salirà su una gondola e arriverà fino alla stazione a monte. Farà il suo ingresso in albergo con uno splendido sorriso sulle labbra.
Poi andrà a far visita all’uomo. Anche lui è da tempo sposato e ha figli.
Eppure, forse la riconoscerà, forse si ricorderà di lei. Forse la prenderà come prima e la bacerà.
Forse allora sarà felice.
 
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