Tina sette sette

Alessandra Bosa
04.05.2012
 
Tina sette sette
Tina decise di leggere all'ombra dei tanti pini che la circondavano. Era luglio e faceva caldo, ma lontana dal sole e immersa nel bosco, le era indispensabile la felpa di pile che aveva comprato allo spaccio giù in paese. Era una felpa molto comune, blu e rossa con un simbolo giallo sulla manica sinistra che riportava l'immagine di una fragola stilizzata. Al negozio era l'unica felpa con quel simbolo. Anche per questo Tina la scelse. Le era sempre piaciuto distinguersi dagli altri.
Il negoziante l'aveva ringraziata con un complimento per la scelta del capo e, porgendole il sacchetto con la merce, aveva aggiunto: “vedrà che con questa addosso, le sembrerà tutto un altro vivere!”
Lei non c'aveva badato più di tanto. Aveva fatto un sorriso di circostanza. In fondo le serviva solo qualcosa di caldo da accompagnare al suo relax e alle sue ferie.

Nel bosco il sottofondo musicale regalato da Madre Natura, era il cinguettio impaziente di una ballerina e qualche eco di rami spezzati, accompagnati dal ritmo delle pagine sfogliate. Sapeva che almeno due o tre scoiattoli la stavano spiando morbosi e sentiva addosso l'odore del mugo e delle violette.
Dietro di lei, non lontano, ma impercettibile, si ergeva un maestoso edificio perfettamente incastrato nella foresta, fatto di legno e cotone rosso: era l'hotel dove le avevano consigliato di alloggiare a valle.
Il suo soggiorno tra i monti prevedeva, tra le varie tappe, l'arrivo alle cime più alte, con tanto di scalate e ferrate all'insegna della natura. Per questo aveva deciso di dedicarsi un po' a se stessa e al proprio corpo prima di affrontare una sfida con la montagna e sostare in quella struttura fornita di Spa, le avrebbe permesso qualche momento di puro rilassamento.
Leggeva e leggeva, il libro la stava inghiottendo: si trattava di un thriller psicologico dove l'eroe protagonista, si stava rivelando essere l'assassino di tutte quelle povere fioriste. Inebriata dalla storia e dal clima, Tina crollò in un sonno profondo e dolcissimo, cullato dagli aromi selvatici di stagione.

Un odore forte le scosse la gola. Aprì gli occhi e non vide nulla. Aprì la bocca e anche da lì non riuscì a gridare. Il panico l'assalì. Di colpo invece si fece chiaro e una grande luce si palesò violenta. Le sembrava di essere incastrata in qualcosa di legnoso, ma il panico era sparito, per quanto non avesse minimamente capito dove fosse finita. Riconosceva solo il profumo di mugo e violetta e, anche se le sembrava molto strano, si sentiva a casa.
Finalmente riuscì a liberarsi dalla strana morsa che la comprimeva e si ritrovò a cadere in mezzo un mare di fili verdi alti quanto lei. Per un po' non riusciva a mettere a fuoco, ma d'improvviso tutto le fu chiaro: era diventata piccola. Era piccola quanto la pigna in cui era schiacciata fino a due minuti prima.
Riconobbe, non lontano, l'ora immenso libro che l'aveva portata lì e camminò sulla coperta che aveva steso, e che sembrava un infinito fiume rosa a quadrati gialli grandissimi.
Non riusciva a sentirsi preoccupata. Si rendeva conto che la situazione era alquanto allucinante, ma l'adrenalina di sentirsi a contatto estremo con tutto quel verde, la tratteneva dal panico.
Una formica le passò vicino e la guardò dubbiosa emettendo un suono incomprensibile al quale Tina rispose con un :”salve”. Dietro di lei altre venti, se non venticinque pari, tutte in fila.
L'ultima formica della serie, portava sul dorso una fragola di bosco ancora acerba e si fermò vicina a Tina fissandola. Lo sguardo che si scambiarono durò molti secondi e Tina capì che non era solo curiosità quella che spingeva l'animale a stare lì. Voleva qualcosa. Una delle sue sei zampe si alzò lentamente e si appoggiò alla manica sinistra della felpa di Tina, proprio sopra la fragola gialla disegnata. Tina rimase immobile e un po' impaurita e disse a denti stretti: “le tue amiche sono ormai lontane formichina...cosa vuoi da me?”, ma la formica non poteva capire. La zampa premette più forte sulla fragola disegnata e Tina pensò che ci fosse un collegamento fra quel disegno e la presenza della formica, e così fece un passo in avanti, cercando di capire se dovesse seguire l'animale. La formica levò la zampa e proseguì in direzione delle compagne ma guardando Tina, la quale ebbe conferma che la volontà dell'animale era che anche lei camminasse dietro loro.
Dopo circa una decina di minuti, arrivarono ad un cumulo gigantesco di aghi di pino che sostava sotto a un albero. Tina era stanca. Le formiche avevano sei zampe, non due!
Quell'ammasso di aghi di pino si spalancò come un portone e una alla volta poté vedere le formiche scomparirvi dentro. Quando fu il turno della formica prima di lei, quella con la fragola sul dorso, questa si voltò e si fece da parte per lasciare passare Tina e chiudere poi la fila dietro lei..

Gli altri sei erano lì ad attendere Tina e la guardarono con un sorriso grandissimo. Le formiche, disposte a cerchio, tenevano ognuna una lucciola fra le antenne per illuminare quel posto ricavato nel tronco di un albero. La resina luccicava sulle pareti come miele e profumava quell'ambiente di accoglienza.
Era facile per Tina capire dove avrebbe dovuto sistemarsi. La “sua” formica l'aveva accompagnata fino a un germoglio di quercia che, da quell'altezza, sembrava davvero una perfetta poltroncina.
Una volta seduta si accorse che mancava lei a chiudere quel cerchio e riconobbe, oltre le formiche, altre sei persone. Persone alte come lei. Sedute, come lei, su dei germogli.
La sensazione che la pervadeva era sempre di profonda serenità e non riusciva a chiedersi il perché. La sentiva. Sotto sotto le sembrava un magnifico sogno senza pericolo.
Uno di quegli umani lo conosceva! Era il negoziante del paese dal quale aveva preso la felpa.
Adesso che ci faceva caso ognuno di loro aveva quella felpa, ma nessuno lo stemma con la fragola. Avevano tutti altri stemmi.
Prima che cominciasse a ragionare su questi interrogativi, una donna parlò e disse: “Bene bene! Accogliamo dunque la nostra collega venuta a completare la formazione.” si voltò verso Tina e chiese:” tu ti chiami?” e lei rispose spaesata e un po' intimidita: “Tina Derio”
La donna le sorrise e proseguì:”Accogliamo dunque Tina Derio. Io sono Sabina, l'altra ragazza lì in fondo si chiama Rossana e i quattro uomini sono Enrico alla tua destra, Fabio alla tua sinistra, vicino a me Dario e vicino a Rossana c'è Guido. Presentazione fatta! Finalmente abbiamo riunito la squadra e siamo pronti per l'ordine del giorno. Comincia pure Fabio!”
Fabio era il mercante del negozio e non aveva smesso di fissare Tina dalla sua entrata. Non parlò subito. Continuò a guardarla ancora per un po' e poi disse: “Cara Tina, ho il compito di informarti sul perché tu sia qui. Come puoi notare ognuno di noi indossa la stessa felpa ma differiamo tutti per lo stemma. Tu hai la fragola, simbolo di tutta la frutta dei boschi, io, invece, ho una piuma di ballerina, simbolo dell'aria e dei volatili che la abitano; Rossana ha una violetta a simboleggiare la flora; Guido ha un ago di pino, simbolo delle più piccole foglie generanti i più grandi alberi; Enrico ha un fiocco di neve, simbolo dell'acqua e del ghiaccio; Dario ha la roccia, simbolo della montagna e della sua magnificenza e infine Sabina ha la formica, simbolo del più piccolo animale del bosco, ma il più operoso e volenteroso. Noi sette siamo dei custodi e ci ritroviamo qui ogni anno, il sette luglio, per aggiornarci l'un l'altro sul nostro operato.” fece una pausa e si accorse che Tina era alquanto perduta, così decise di alleggerire il discorso aggiungendo:” Te l'avevo detto al negozio che con quella felpa sarebbe stato tutto un altro vivere!” Sorrise assieme agli altri.
Guardavano tutti Tina in cerca di comprensione; lei era sbigottita e dubbiosa. Sapeva che le toccava dire qualcosa e la prima frase che riuscì a pensare, suonò così:”volevo solo coprirmi dal freddo prendendo quella felpa, non sapevo che avrei vissuto tutto questo, ma è un sogno e voi siete mie :proiezioni, altrimenti non avrebbe senso nulla, no? Voglio dire: siamo grandi come queste formiche” si rese conto dagli sguardi di risposta che non era stato carino dire quelle cose, così cercò di rimediare e schiarendosi la voce proseguì: “ma comunque siamo qui e credo di aver capito che siamo tipo dei guardiani dei boschi che si ritrovano ogni tanto. Esattamente però cosa dovrei fare io?” Sentiva che quell'intervento era decisamente migliore del precedente.
Sabina guardò gli altri e poi Tina e prese parola:” cara ragazza. Forse siamo stati avventati. Non è un sogno. Il fatto che siamo tutti minuscoli rispetto al normale, è una convenzione che ha gli stessi anni dei SETTE SETTE, cioè noi. Noi sette ci chiamiamo così. Esistiamo da troppo tempo per ricordare una data e un anno precisi. Una volta si tramandava il ruolo di famiglia in famiglia nella zona, ma poi, col turismo le cose sono cambiate e ogni area montana ha dovuto adattarsi ed escogitare altri modi per rilevare le persone adatte al compito di guardiano. Come diceva Fabio, ognuno di noi ha il compito di vigilare sul proprio impegno dato. Tu, per esempio, dovrai occuparti dei frutti del bosco. Questo non significa che da oggi in poi non dovrai far altro che questo. La tua vita deve proseguire come sempre. Come noi, sei amante della montagna e, come noi, hai a cuore che essa viva al meglio. Non siamo streghe e maghi. Siamo persone normali con lavori normali; Fabio gestisce il negozio dove ognuno di noi è entrato almeno una volta. Prima di te Alberta era la signora che si occupava del tuo settore, ma ha deciso che non ne era più in grado in quanto ora nonna a tempo pieno.” le scivolò un sorriso che coinvolse anche gli altri. Proseguì: ”È, come dire, andata in pensione. Come vedi puoi scegliere. Spetta a te. Ci è chiesto solo di osservare la natura e ogni anno, riferirci come va il nostro settore. Se nell'osservazione, qualcosa non ci convince, sarà la nostra coscienza a farci reagire, cercando delle soluzioni. Soluzioni che, per ognuno dei nostri compiti, non potranno che essere semplici, come noi, come te, come la natura. A fine riunione, se ti può essere utile, ti racconterò la mia iniziazione. Ero sperduta quanto te.” gli altri annuirono e rumoreggiarono sovrapponendo i loro:” anch'io!”
Questo dispaccio arrivò a Tina come un fulmine che spacca il suolo.
Improvvisamente si rese conto che ogni volta che andava in montagna, dentro di lei, si era sempre sentita piccola rispetto ad essa, proprio come ora. Incantata, ma incapace di controllare un mondo così grande e strutturato, fatto di animali, fiori, piante, fiumi. Era attratta enormemente da quel vivere eterno e misterioso che il bosco racchiudeva. Cosa le chiedevano quelle sei persone? Le chiedevano di avere il coraggio di essere se stessa fino in fondo e dimostrarsi quanto era vero e bello il sentimento che la montagna le suscitava. Le chiedevano di far parlare la coscienza con piccoli gesti. Le chiedevano di partecipare a un evento e di prendere posto attivamente nella natura.
Chissà come quelle persone si erano trovate? Si chiedeva semmai qualcuno non avesse accettato il ruolo di SETTE SETTE. Si chiedeva come avrebbero fatto se quella felpa avesse dovuto regalarla. Si chiedeva come sarebbe tornata della sua stazza. Nessuna di quelle domande, però, aveva senso di esistere. Erano inutili. I fatti erano altri.
Stava pensando troppo. Appena se ne rese conto alzò lo sguardo e cercò quello di ognuno di loro. Gli occhi che la ricambiavano erano pieni di sicurezza e tranquillità.
Tutti fecero silenzio.
Tina guardò la resina alle pareti del tronco, poi le lucciole sospese, poi le formiche e poi la sua formica con la fragola sul dorso e gliela prese. La guardò. Non aveva mai visto così da vicino una fragola. Le occupava il grembo intero come un pancione gravido. La rigirò sapendo di essere osservata e attesa e poi disse, senza alzare lo sguardo dal succoso frutto:” su cosa ci dobbiamo aggiornare quest'annata?”.



 
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