Tutto é perfetto

Anita Hetzenauer
18.01.2014
 
Tutto é perfetto
Giallo ranuncolo è il sole incollato nel cielo. Due nuvolette di ovatta bianche prese a prestito dalla pubblicità di un detersivo gli ciondolano proprio accanto. Si annoiano, ovviamente. D’altra parte sono state attaccate proprio lassù a puro scopo decorativo. Preferirebbero scorrazzare sopra l’oceano e gonfiarsi in grasse, grassissime nuvole di temporale. Invece stamane hanno ricevuto l’ingrato compito di mettersi a recitare l’idillio. Per fare una domenica da libro illustrato ci vogliono il sole e un paio di nuvolette sparse, così poi sono tutti contenti: i pessimisti possono preoccuparsi, sicuri che si metterà a piovere; mentre gli ottimisti possono rallegrarsi perché sono rimaste solo nuvolette sparse che sicuramente presto scompariranno. Esplose in un puf all’orizzonte, o risucchiate dalle macchine fotografiche nelle mani di coloro che non riescono a decidere se le nuvolette in cielo siano un bene o un male. E allora per precauzione fotografano quello che potrebbe trasformarsi in un temporale di proporzioni epiche, la catastrofe del secolo: vogliono avere pronta una foto esclusiva per un giornale, oppure vendere una deliziosa nuvoletta a produttori di cartoline Per fare una domenica da libro illustrato, ci vogliono una bambina con un vestito estivo e un cappello di paglia. I riccioli biondi sono ovviamente un requisito fondamentale. Qui la vediamo già seduta in un parco. Nel bel mezzo di graziosi fiorellini, è chiaro. Siede a terra tutta intenta a giocare. Ecco, possiamo osservare la bambina calata nel ruolo dell’affettuosa mamma della bambola, completamente assorta a comporre una ghirlanda di margherite. Ma proprio qui, nel nostro idillio da libro illustrato, qualcosa si incrina. La bambina è lì. Gioca, ma è la bambola che manca. Anche le margheritine. Davanti alla bambina c’è qualcosa di marrone. È ammonticchiata a regola d’arte, eppure non è altro che cacca. Un grande mucchio di cacca di cane. Grande quanto un piccolo bassotto. Sicuramente è di un San Bernardo. La più piccola delle due nuvolette quando la vede sbadiglia. Si sposta in modo quasi impercettibile verso il mare.
La bambina osserva la montagnetta davanti a sé. La guarda da ogni lato. L’orlo del vestito a fiori lambisce l’oggetto della sua indagine. Un pochino di cacca entra in simbiosi con la stoffa del vestito. La bambina non se ne accorge. Non sembra nemmeno accorgersi dell’odore che emana la montagna marrone. Con cautela un’unghia minuscola con resti di smalto rosso scava un forellino nella montagna. Non succede nulla. Solo l’odore diventa un po’ più penetrante. L’unghietta con lo smalto si fa più audace. Scava un buco più profondo. Accanto un altro e poi ancora un altro. L’intera montagna è piena di buchi. La bambina ha finito. Orgogliosa alza il capo e urla, più forte che può, con la sua vocina stridula: “Mamma, mamma, guarda!” Per la seconda volta nell’idillio domenicale, qualcosa si incrina. La seconda nuvola si allunga un poco, in modo che nessuno si accorga che la sua coda si è allontanata così tanto dal posto assegnatole.
Mamma non viene. È comodamente seduta sulla panchina. Avvolta nella luce giallo ranuncolo del sole e stordita dall’inevitabile cinguettio degli uccellini, ordina alla figlia di avvicinarsi perché è ora della merenda. La figlioletta ubbidisce e corre da lei. Per coloro che si annoiano in cielo è un segnale: possono avvicinarsi di altri due metri. Hanno giusto il tempo di una scommessa; chissà se la madre alzerà lo sguardo dal libro quando la bambina si avvicinerà o se sentirà l’odore di ciò con cui ha giocato la brava bambina. La nuvola allungata vince. Dalla felicità, per un momento si trasforma in uno smiley, perché la bambina si avvicina alla panchina e, senza essere notata, prende la mela pronta per lei nella mano con i resti di smalto e della montagnetta marrone e l’addenta con avidità correndo via alla ricerca di un nuovo gioco. “Che bello. Cosa c’è di più bello? Tutto è perfetto, come in un libro illustrato”, pensa intanto la mamma, senza alzare lo sguardo dal libro, ovviamente un romanzo d’amore.





 
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