Vader

Klaus Papula
03.07.2019
 
Vader
Conduco una vita semplice. Lavoro sodo, mangio carne, bevo birra, digerisco. Ho piantato un albero, costruito una casa. Mi sono quasi riprodotto. Ho un cane. I miei vicini, al contrario, hanno un coniglio bianco e non mangiano carne. Bevono acqua minerale, evitano l’alcol, guidano una Opel con il bollino verde, e quando mi vedono fare la pipì in giardino chiedono scusa. Me lo sgrullo e li ignoro, così come ignoro le gocce di urina sui miei pantaloni. Il mio vicino non fa la pipì nel suo giardino. Va in bagno. Va bene così. Anche la mia vicina di casa, una bionda dalla pelle delicata, non ha mai fatto la pipì in giardino, a quanto ne so. Nemmeno le figlie gemelle pisciano in giardino. Neanche il figlio. Non mi scuserò se un membro della famiglia dovesse cambiare idea e ne fossi testimone. Lo capirei, è la loro terra, è il loro suolo. Pisciare sul tuo prato ti fa sentire bene. L’ultimo baluardo della natura selvaggia. L’iscrizione nel registro fondiario è una roba per impiegati.
Il coniglio bianco dei miei vicini si chiama Sissi, un coso viziatissimo. Sissi siede nella sua graziosa gabbia rosa vicino al muro della casa e sgranocchia tutto il giorno carote biologiche. È un cuscino da coccolare per i bambini, non un essere vivente.
La mia cagnetta, animale dignitoso, è un bulldog serbo di nome Darth Vader. Lei dovrebbe fare la guardia. È stato sempre così. Il padrone dorme, il cane sorveglia. Ma c'è qualcosa che non quadra. Lei cammina per l'intera giornata con la coda tirata dentro. Ogni sera un riccio entra in giardino. Poco tempo fa ho dovuto osservare come il mastino ha rintracciato il porcospino e ha cominciato a piagnucolare.
Ho portato quindi Vader da un allenatore che chiamano l’aguzzino dei cani. Le ho dato fegato crudo e testicoli di toro per scatenare la sua natura di lupo. L'ho portata in mezzo a un branco di maschi splendidi per provocare i suoi più bassi istinti. I maschi hanno cominciato a mordersi a vicenda dopo un minuto di noia. L’aguzzino dei cani si è ubriacato. Il riccio si è mangiato fegato e testicoli.
“Come cane sei morta”, dissi a Vader, accarezzandole la testa. Ero prostrato.
Stamattina la sorpresa: una scia di sangue nel soggiorno.
“Vader”, ho chiamato a bassa voce, “vieni dal tuo padrone”.
Ho sentito abbaiare, un latrato vigoroso e potente. Il bulldog si è fermato di colpo davanti a me: le zampe anteriori ben ritte, il petto rigonfio, la schiuma che sgorgava dalla bocca e il sangue che gocciolava pesantemente sul tappeto. Tra i suoi denti un brandello rosso di carne. Il porcospino si era spinto troppo lontano questa volta. Vader aveva scoperto il suo vero sé. La tua natura di lupa. L’istinto omicida. Finalmente. Un processo irreversibile.
“Oggi hai reso il tuo padrone molto felice” dissi, trattenendo le lacrime. Ha abbassato la testa, ringhiando.
“Dai il bottino al tuo padrone”.
Ha lasciato cadere il brandello insanguinato sul mio grembo. Ho visto i resti della pelliccia bianca. Una coda morbida e tozza incrostata di sporcizia. Due stracci insanguinati allungati che erano una volta orecchie di coniglio.
“Sissi è andata”, ho pensato stupito. Questo potrebbe comportare qualche problema.
Un cane che inizia a vivere. Un coniglio che muore. Va bene. Questa è la legge della natura. Per me è chiaro, ma non lo sarebbe stato per i miei vicini: mi vedevo già alla loro porta, un sacchetto di plastica con i resti del coniglio in mano, lo sguardo interrogatorio e impaurito dei bambini, la madre che improvvisamente singhiozza sul retro, il padre che ripete la cattiva notizia a fil di voce per il dolore (“Morto, è morto”), i bambini che esplodono in pianti, il padre con le lacrime agli occhi, la madre che puntandomi contro il dito urla scompostamente “Assassino! Assassino!".
Certo, ero orgoglioso di Vader. Gli anni giovanili della mia principessina erano finiti. Era diventata un bulldog, un cacciatore senza pietà. Ma ho capito che questo orgoglio non sarebbe stato condiviso. Dovevo trovare una soluzione.
Buttai la carcassa del coniglio nella vasca da bagno e lasciai scorrere l’acqua tiepida. Dopo aver eliminato le tracce di sangue in casa, insaponai la carcassa con un detergente per tappeti, lasciai agire per venti minuti, risciacquai di nuovo la schiuma e tirai via il tappo della vasca. Poi presi l’asciugacapelli e lo spazzolino della mia ex, che aveva lasciato da me. Mi diedi da fare, mi presi il mio tempo. Dopo un’ora ero pronto. La cosa sembrava passabile. Ad essere onesti: Sissi non ha mai avuto un aspetto migliore. Nel frigo trovai un’altra carota e gliela misi in bocca. Non si sarebbe sentito, che non era una carota biologica.
Aspettai l’alba. Vader si era addormentata e russava, come fanno in tanti dopo un’azione grandiosa. Cauto e guardingo portai il coniglio morto con le mie mani attraverso l’appartamento e sgattaiolai fuori dalla porta. I grilli frinivano, la luna trascinava la sua pallida sfera tra i tetti. Passai a fatica attraverso il recinto che delimita la proprietà dei vicini. Alla luce della lanterna la gabbia vuota brillava. Rannicchiato, corsi verso il muro della casa. Aprii il coperchio della gabbia, ci misi dentro quel coso. Sissi era tornata al suo posto. Tutto andava bene.


Il mattino dopo stavo espletando i miei bisogni nella parte orientale della proprietà, quando sentii i gemelli uscire dalla porta principale. Sussultai con loro. Le sofferenze arrivarono subito. Dal profondo. Sentimenti di rabbia, perdita, tristezza. Lacrime. Anche domande sul perché. Così vanno le cose.
“Guarda!” gridò uno di loro. Erano di fronte alla gabbia.
“Ieri abbiamo seppellito Sissi sotto la quercia, e oggi è tornata nella sua gabbia", disse uno.
Per un attimo mi pisciai sulle scarpe.
“Mamma!” urlò l’altro dalla porta principale, “vieni, presto, Sissi è tornata, e ha pure una carota! Un miracolo!”.
Il ragazzo uscì di casa, infilò un bastone nella carcassa e disse: “Comunque è morta”.
Sentii il sangue che mi saliva alla testa. La bionda sarebbe arrivata presto. Avrebbe anzitutto scosso la testa incredula e, se mi avesse visto, mi avrebbe fatto qualche domanda. Domande spiacevoli. Domande imbarazzanti. Poi si sarebbe messa a ridere. Sgattaiolai verso la porta di servizio di casa mia.
Quando fui nell'anticamera, Vader piagnucolò brevemente, mi saltò addosso e mi leccò la faccia. Probabilmente voleva consolarmi. Poi pose la testa sulle mie ginocchia, grugnendo soddisfatta. Cosa posso farci? È questa la sua natura.

Traduzione: Stefano Zangrando
 
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