Meditazioni al vigilius

Massimo Peltretti
05.06.2010
 
Meditazioni al vigilius
I. In montagna, come nel business, si progredisce sempre "by opportunity" e "by plan", guardando oltre i problemi in direzione delle opportunità, sopportando la fatica fin dove possibile con il supporto della conoscenza e dell'esperienza, della preparazione fisica e di quella mentale. Lavoro sempre duro che però non mette al riparo dagli imprevisti, dalle incrinature della voglia di fare, dalla morsa stretta dello stress "cattivo"...

II. Quarantasette anni esattamente oggi! Di corsa come trenta anni fa' ma inesorabilmente più lento. Invecchiando si impara ad apprezzare il valore di altre carte: le prestazioni declinano (soprattutto correndo in salita a 2.500 metri di altezza come adesso!), consapevolezza e riflessività si fanno largo facendo dilatare l'attenzione su altre cose: la qualità del gesto atletico e la magia della sua ambientazione. Emozioni non più forti e dirette come un pugno ma finalmente provate con più discernimento e con più gusto...

III. "Light and Fast" vs "Heavy and Slow". Due modi di fare alpinismo ma anche due modi di interpretare il lavoro e la progressione in azienda. C'è sempre chi scommette sulla posizione, sulle protezioni, sul gruppo dei "portatori" e chi invece, come me, sceglie di puntare tutto sul movimento del cambiamento, sugli equilibri sufficienti, sulle coalizioni temporanee. Alla fine, una scelta etica ed estetica insieme...

IV."Soprattutto non possiamo non vivere nel presente. Beato tra i mortali colui che non spreca un istante della propria vita fuggevole rievocando il passato" (Henry David Thoreau, Walking). Eppure c'è più magia di quello che pensava Thoreau. Il passato non è mai veramente passato. Resta vivo, come apertura sul futuro, pronto a cambiare. Me ne rendo conto adesso che la felicità del presente ricuce in un lampo tutti gli strappi, i vuoti e le ferite del passato. Come se tirando un filo del presente tutto il tessuto della vita passata andasse finalmente a posto...
 
 
 
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