Io e Marie

Lucy Bauer
 
Io e Marie
Era la prima volta che avevo esposto la mia nuova me stessa al pubblico ed era il conforto degli sconosciuti che stavo cercando. Alle terme dove mi ero concessa una breve vacanza invernale nessuno mi conosceva quindi nessuno poteva paragonare la vecchia e la nuova Anne. Tutti mi avrebbero visto per quella che ero e potevo esercitarmi ad essere la donna che ero diventata senza paura dei giudizi altrui.
Nella piscina, mi ero seduta su una sdraio vicino alla grande vetrata che dava sui pini altissimi. Il vento staccava ciocche di neve dai rami carichi. Vedevo il mio riflesso contro lo sfondo degli alberi: una nuvola di crema e bianco, sembravo luccicare sospesa come le decorazioni natalizie. Dal mio morbido nido di asciugamani avevo studiato il riflesso. Pur tenendo conto dell'inevitabile esagerazione della commessa, sentivo che aveva ragione: stavo bene in quel costume da bagno lucido, uno dei due che avevo acquistato. Mi sentivo rassicurata.
E poi era arrivata Marie. Non la vedevo da decenni, eppure l'avevo riconosciuta all'istante mentre scivolava verso di me lungo il bordo della piscina. Dopo tutto questo tempo era ancora florida e bellissima in quel costume da bagno verde smeraldo dal taglio perfetto. Facevo fatica a crederci: davvero, quante possibilità avevamo di incrociarci? D'istinto chiusi gli occhi, come una creatura minacciata da un predatore. Ecco che arriva il pericolo, fingiti morta. C'era stato un tintinnio di braccialetti mentre si preparava a prendere posto sul lettino accanto a me. L'aveva raddrizzato lievemente prima di stendere l'asciugamano e aprire la custodia degli occhiali. Mi immaginavo le unghie perfettamente curate mentre faceva quei gesti. Quante erano le possibilità di incontrare Marie in una spa di lusso in mezzo ai monti? Be', il lusso aumentava le possibilità, ovviamente. Lì distesa, mi resi conto che ero in trappola come un qualunque animale da preda. Avrei potuto arrendermi subito; ritardare quel momento avrebbe solo intensificato l'agonia di quando avrebbe cominciato a sbranarmi.
Diedi una sbirciatina di soppiatto. Com'era possibile che, trent'anni dopo, la vista soltanto di quella donna mi facesse sentire inadeguata, mi gettasse nel panico. Rimasi appollaiata sul bordo della mia sdraio, mentre lei mi voltava le spalle. Nella mia mente affioravano ricordi delle gite di classe in piscina quando eravamo adolescenti, tutte desiderose di conquistare i favori di Marie e terrorizzate all'idea che potesse criticare i nostri costumi fuori moda. Oggi, notai, il costume di Marie era piuttosto castigato. Per un motivo o per l'altro avevamo finito tutte per portare il costume intero, persino la splendida Marie.
“Ciao,” dissi. Si voltò di scatto e mi fissò. “Oh, mi scusi, non sono sicura…”
Cercando di sembrare entusiasta di quel fastidioso scherzo del destino, avevo rivelato la mia identità. Marie reagì con un calore che non mi aspettavo. Per i primi minuti, mentre si accomodava elegantemente sul lettino, avevamo scambiato i convenevoli di rito : “Incredibile incontrarsi qui!” e “Non sei per niente cambiata!” Quest'ultimo era davvero uno scherzo: di certo eravamo cambiate! Ma a dire la verità ero sempre stata invidiosa di Marie, della sua bellezza naturale, dello stile spontaneo, della vita privilegiata. Eravamo più o meno amiche alle superiori ma ci eravamo allontanate ai tempi dell'università. Lei si era messa a frequentare l'ambiente degli yacht; Io quello dell' “Oddio devo scrivere l'articolo ma chissenefrega andiamo a bere qualcosa prima”.
Impossibile non parlare dei vecchi tempi. Ho fatto trenta, facciamo trentuno, pensai.
“E quindi tu e Alan siete rimasti insieme?” chiesi.
“Alan Carnie?”
Mi chiesi se ci fosse stato più di un Alan nella sua vita.
“Purtroppo no. È andata come è andata con tutti i miei fidanzati”, disse. Io stessa non avevo avuto nessuna relazione durata abbastanza a lungo da potersi assicurare la definizione di “fidanzamento”. “Mamma non approvava. E sai com'era Mamma.”
Lo sapevo: era magra, elegantissima, colta, sicura di sé – in pratica tutto quello che mia madre non era e che avrei voluto che fosse.
“Assolutamente insopportabile,” mormorò Marie, chiudendo gli occhi con un sospiro. Evidentemente la signora che tanto ammiravo non doveva essere poi perfetta. Marie cambiò argomento con nonchalance. “Quindi cosa fai adesso? Hai fatto fruttare bene la tua laurea?”
“Insegno,” risposi. “Sono tempi duri, ma nell'insieme va bene. E tu?
“Non mi sono laureata – sembrava inutile a quel tempo. La mia carriera non era mai stata messa in discussione – l'azienda di famiglia, lo sai – quindi mi sembrava una perdita di tempo continuare a studiare. “Dopo me ne sono pentita, in verità.” Poi rimase immobile, con gli occhi chiusi.
Mi ricordavo le confezioni di raffinati cioccolatini che la madre, con il consueto fare impeccabile, portava personalmente a fine anno a tutti, allievi e insegnanti. Marie, snella e algida, se ne stava in disparte con sguardo annoiato a osservare gli altri che si abbuffavano.
“Merton’s Quality Chocolates,” disse Marie, come se mi leggesse nel pensiero. “Un modo fantastico di fare una fortuna, convincere le persone a spendere soldi guadagnati a fatica in qualcosa che le fa ingrassare e ammalare.” Si voltò a guardarmi. “Sai Anne, ho sempre sognato di essere come te, autonoma, piena di talento. Hai dato un significato alla tua vita. Spero che i tuoi alunni ti apprezzino.”
Era seria: Marie Merton, simbolo massimo di perfezione, mi invidiava. Ero sconvolta. Eravamo davvero le stesse di allora? Chi erano quelle ragazze? Perché a quel tempo non eravamo arrivate a conoscerci, perché non conoscevamo noi stesse? E chi eravamo adesso? C'era qualcosa che Marie non mi stava dicendo ed ero curiosa di capire se si sarebbe aperta. Decisi di lanciarle un'esca. “In realtà non lavoro da un po'. Ho avuto dei problemi di salute ma ora mi sto rimettendo in pista.”
Mi stavo immaginando quel rapido accigliarsi, una tensione della mascella? Ma aveva commentato con leggerezza, “Oddio? L'età avanza per tutti no?” Agitò allegramente in aria gli eleganti occhiali da lettura. “Abbiamo tutti bisogno di un po' di sostegno alla fine eh?” Poi si era rimessa gli occhiali, e si era chinata verso il mio libro. “Cosa leggono gli intellettuali di questi tempi? Mi consigli qualcosa?”
Il pomeriggio dopo, prima di andare in piscina avevo avuto un dilemma. Avevo tirato fuori dalla valigia l'altro costume nuovo e l'avevo guardato bene prima di indossarlo: verde smeraldo, lo stesso identico modello di quello di Marie. Incredibile. Ma mi stava bene come su di lei? E non sarebbe stato tremendamente imbarazzante per lei se fossimo arrivate in piscina con lo stesso costume? Di certo potevamo gestire la situazione da donne adulte, no? Ma non era tutto: il nostro costume celava un segreto.
“Il crema e il verde smeraldo le stanno benissimo” aveva detto la commessa. “Nessuno lo saprà.”
Non avevo mai pagato così tanto per un costume in vita mia. Ma era giunto il momento per qualcosa di fuori dal comune, di esclusivo, che non avevano tutti. Non c'è nulla come una crescita maligna che divora una parte sensibile del tuo corpo oltre che della tua autostima per farti riconsiderare i tuoi gusti in fatto di costumi da bagno: intero, d'ora in poi, e non una cosa qualsiasi, da due soldi. No, ci voleva un indumento speciale, concepito per cancellare i danni del bisturi.
Avevo deciso: Marie e io avevamo qualcosa in comune finalmente, e volevo che lo sapesse. Quando ero arrivata in piscina con il mio costume verde, un po' nervosa, Marie era già lì e indossava di nuovo il suo. Mi fece un cenno con la mano e annuì verso il lettino accanto a lei. “L'ho tenuto libero per te”, disse, poi si sdraiò e chiuse gli occhi. La sua compostezza mi lasciava di stucco. Le carte erano scoperte: ora sapeva che io sapevo il suo segreto e lei sapeva che il suo segreto era anche il mio. Eppure era algida, come sempre.
Appoggiai i miei occhiali e il libro accanto ai suoi sul tavolino tra i lettini, aprii il mio asciugamano e mi distesi.
Passarono vari minuti. Volevo dire qualcosa ma mi sentivo la lingua paralizzata, come mi era successo tante volte con lei in passato. All'improvviso mi vergognavo del mio comportamento. Perché avevo fatto quel gioco infantile? Perché non ero stata più discreta e aveva lasciato che Marie si tenesse il suo segreto? Cosa cercavo di dimostrare – che anche lei aveva dei difetti, e dopotutto non era migliore di me? All'improvviso Marie aprì gli occhi e mi guardò. Non sapevo che potesse sorridere con tanto calore.
“E comunque, hai ottimi gusti in fatto di costumi, Anne. Quello che avevi ieri, incredibile ma vero, ce l'ho anch'io, in rosso. Bello avere colori diversi no? E funzionano davvero questi costumi, no? Nessuno se ne accorge.”
Quindi questa è la nuova Marie: sensibile e più gentile di me. Le restituii il sorriso. Le storie di come eravamo diventate le persone di adesso sarebbero arrivate a tempo debito. Per ora potevamo rilassarci in un silenzio affettuoso. Nella vetrata accanto a noi il nostro riflesso aleggiava contro i pini che si piegavano leggermente. Eravamo quasi immagini speculari: lettini, asciugamani, costumi, due donne unite da un tavolino ricoperto di libri e occhiali.

Traduzione: Gioia Guerzoni
 
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