Selfie

Mila Mutzbach
 
Selfie
Vi ricordate della Thaler? La dottoressa? Quasi tutti sul Monte San Vigilio la conoscono. Per quanto lassù l’aria sia sana, a un certo punto uno deve pur scendere a valle per andare dal medico. Vive a Merano da molto tempo ormai, da quella storia con suo marito. Nora, la figlia, è una dark. Sempre vestita di nero, sempre con la faccia appesa. Leccaossa sono chiamati tali personaggi. Però lei la ama. Nonostante teschi e annessi.
L’altro giorno in funivia ho incontrato il piccolo dell’Ederhof, Luca. Gli ho chiesto come si trovasse Nora a Merano. Luca dice che tutti l’hanno trovata strana nella nuova scuola. Ma che comunque era stata invitata alla festa della fighetta di classe. Nora avrebbe voluto declinare, aveva un brutto presentimento. Ma la madre le ha detto: spesso ci si diverte di più dove inizialmente non si vuole andare.
Fecero il gioco della bottiglia, quello in cui si deve scegliere tra verità o obbligo. A Nora fu dato questo compito:
Nel cimitero nel bosco, davanti al quale sta sempre seduta la “vedova nera”, avrebbe dovuto far la leccaossa sotto la luna piena. Con tanto di selfie. In caso contrario: guai.
Nora ha raccontato la storia a Luca e Luca me l’ha raccontata e io l’ho trascritta per voi. Eccola:

La leccaossa

Il lunedì dopo la festa, Nora andò di buon mattino in bicicletta a scuola. I prati sonnecchiavano sotto la coltre della nebbia mattutina e alcuni corvi facevano uno spuntino nei campi. Nora prese il sentiero che attraversa il bosco.
Aveva un piano:

Esplorare il cimitero nel bosco.
Scattare delle foto di prova.
Proseguire verso la scuola.
Scattare la foto da leccaossa con la luna piena.

Una vecchia vestita di nero era seduta sulla panchina di fronte al cimitero e dava da mangiare a un corvo.
“Ne vuoi ancora?” chiese.
“Ancora”, gracchiò il corvo.
Nora parcheggiò la bicicletta e si addentrò nel cimitero. Croci funerarie in pietra. Statue tenebrose di angeli. Muschio, felce, edera. Una cripta decorata con teschi. E se la porta del cimitero fosse stata chiusa di notte?
Lasciò il cimitero pensierosa, quando sentì la vecchia ridacchiare.
“Mi chiamano la vedova nera, ma io non sono nera quanto te. Sei nuova qui? Io mi chiamo Simone von Vogt”.
“Nora”, disse Nora.
“Chi sei venuta a trovare?” chiese la vecchia.
“Nessuno. Sì. Insomma nessuno di preciso”.
Doveva chiedere se il cancello rimaneva aperto? No. Avrebbe dato troppo nell’occhio.
“Non hai scuola?”, chiese la vecchia.
“Sì.” Nora controllò l’orologio. “Oh, devo andare. Arrivederci”.
“Pfiat di, ciao.”

Piano numero due:
Aspettare che la madre uscisse per il turno di notte.
Pedalare fino al cimitero.
Controllare il cancello.

Quando il crepuscolo fece declinare la luce del giorno, Nora tornò al cimitero. Una volta al cancello, mentre ne afferrava il pomo, una mano nodosa le si posò sulla spalla.
La vedova nera.
“Vieni di notte per vigilare?”
“Io ... volevo solo sapere se chiudono il cancello a chiave.”
“Lo fanno. Perché?”
“Devo entrare nel cimitero. Con la luna piena. Una prova di coraggio.”
“Non hai paura?”
“No" disse Nora. “L'inferno non sono i morti. L’inferno sono gli altri.”
“A proposito”, disse la vecchia con un sorriso, “devo andare a casa. Altrimenti chiameranno il carro funebre. Vieni con me e ti racconterò del cimitero.”
E le raccontò. Del giorno in cui la statua dell’angelo bianco pianse lacrime nere. Della croce di pietra su cui cresceva un cuscino di muschio, qualunque cosa tu facessi per contrastarlo. E di suo marito, Hans von Vogt, che fu sepolto nella cripta dove i raggi della luna piena illuminano lo stemma di famiglia.
“Fantastico”, disse Nora.
La vecchia scrollò le spalle.
“Non ho mai visto la tomba di Hans.”
“Ma come? Ti siedi sempre di fronte al cimitero, ma non sei mai stata sulla sua tomba?”
“È una lunga storia. Sai, amavo due persone. Un uomo e una donna. E sono stata fortunata che entrambi mi hanno dato la libertà di amarli. Anche la mia Ilse è nel cimitero. La sua lapide è un angelo. Si dice.”
“Non ci sei mai stata?”
“No. Quando Hans morì, ero in ospedale. Chemioterapia. Fu sepolto senza che io potessi salutarlo. Ilse è morta poco dopo. Ho potuto amare entrambi contemporaneamente per tutta la vita, ma”, si fermò, “non ho potuto dire loro addio nello stesso momento. Se visito prima la tomba di mio marito, sfaccio un torto a Ilse. Se vado prima da Ilse, non onorerò il ricordo di Hans. Quindi mi siedo davanti al cimitero per essere vicino a entrambi.”
Continuò e ridacchiò.
“Mi consumo sulla panchina del cimitero restando imbambolata davanti alla morte, mentre i miei due cari rimangono giovani per sempre.”
Rimasero in silenzio finché non raggiunsero la casa della signora von Vogt. Per congedarsi, sussurrò:
“Conosco il giardiniere del cimitero. Ti procurerò la chiave. Così potrai svolgere la tua missione.”
Nora la ringraziò e se ne andò.
Ora aveva un nuovo piano:

Cuocere i biscotti a forma di osso e metterli su bastoncini di lecca-lecca.
Bardarsi nel modo più inquietante possibile la prossima notte di luna piena.
Preparare smartphone, fotocamera, treppiede e ifaretto LED alimentato a batteria.
Prendere in prestito lo smartphone della madre.
Accompagnare la signora von Vogt al cimitero.
Andare nella cripta mentre la signora von Vogt resta sulla panchina.
Installare faretti, treppiede e videocamera nella cripta.
Scartare il lecca lecca di ossa e scattare le foto del leccaossa.
Poi:
Posizionare il faretto a LED davanti alla tomba di Ilse.
Avviare una videochiamata in tempo reale dallo smartphone della madre al suo cellulare. Puntare la fotocamera dello smartphone sulla tomba illuminata di Ilse e posizionare lo smartphone nel modo migliore per le riprese.
Portare la signora von Vogt nella cripta di famiglia.
Una volta entrata nella cripta, mostrare sul proprio smartphone la diretta dalla tomba di Ilse in modo che la signora von Vogt possa parlare con Hans (nella cripta) e Ilse (tramite smartphone) allo stesso tempo.

Il piano funzionò. A mezzanotte in punto, Nora scattò la sua foto da leccaossa. Poco dopo Frau von Vogt diede l’addio, o meglio, celebrò il ricongiungimento con i suoi cari.
Poi la vedova nera chiese a Nora di illuminare la cripta con il faretto a LED, si sedette con lei sul marmo della tomba di Hans e sgranocchiò i biscotti a forma di osso mentre l’autoscatto sulla fotocamera faceva un clic tempestivo.
Quello fu il momento in cui Nora decise di non mostrare queste foto a nessuno.
“Non starò più al gioco degli altri”, disse. “D’accordo la prova di coraggio, ma voglio farci qualcosa di mio. L'inferno sono gli altri. Ma la felicità nasce in se stessi.”

Fine

Andò così, dunque. Frau von Vogt, Nora e il corvo furono visti spesso nel cimitero. Ma a un certo punto, dopo un inverno ricco di funerali, solo Nora sedeva sulla panchina e dava da mangiare al corvo. Oggi studia a Bolzano. Ma torna sempre al cimitero nei solstizi estivi e invernali, dice Luca. Indovinate: sapete come Nora finanzia i suoi studi? Ha un negozio online di prodotti a tema dark e vende biscotti a forma di osso. Chiedete alla reception, a volte ne hanno. Buon appetito!

La vostra Mila Mutzbach

Traduzione: Piera Ghisu e Stefano Zangrando

 
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