Tintinnio

Yvonne Hergane
 
Tintinnio
Non sempre i fatti della vita si chiudono come cerchi. Non sempre le cose, brutte o belle che siano, ci arrivano in confezione da tre. A volte sono doppie, e nascono insieme, intrecciate le une con le altre, e in coppia muoiono, eternamente gemelle, inscindibilmente legate.

Hanne ha tredici anni, e sua madre non c’è. Ha dimenticato le chiavi, ma non il fatto che sua madre dovrebbe essere in casa. È sempre lì a quest’ora. Che cosa le sarà successo?
Hanne suona il campanello, bussa, batte forte, attraversa il verde umido del giardino, si piazza di fronte alla finestra del piano terra, chiama dalla finestra, prima piano per non disturbare i vicini, poi più forte per farsi sentire dalla madre.
Non c’è forse una sagoma riversa sul pavimento nella stanza buia? Un’ombra nera, immobile. Mamma! Mamma! Stai bene?
Deve assolutamente entrare lì. Un martello, no, una scarpa, no, una pietra. Una pietra. Quando Hanne aveva rotto una finestra a scuola mesi fa, la mamma non si era arrabbiata per il fatto che l’avesse rotta, ma perché aveva dovuto occuparsi lei stessa di cambiare il vetro della finestra, così terribilmente difficile da trovare in quelle lande desolate.
E adesso? Ora non importano né la lastra di vetro né l’economia arretrata, pensa Hanne, deve salvare sua madre.
Un colpo, di lato, la mano libera sollevata per proteggersi il viso. Il vetro resiste. Ancora uno, più deciso. Il vetro della finestra vibra e si frantuma, dal cielo piovono le schegge. Hanne si arrotola il maglione intorno agli avambracci, estrae le stalagmiti di vetro dalla parte inferiore della finestra e la scavalca per entrare nell'appartamento. Mamma! Mamma!
Non c’è. Non. C’è.
Hanne si accascia sul pavimento, nella sua testa è tutto un gelido tintinnio, pensieri vorticosi rincorrono il tempo fuori controllo.
Non sente arrivare la madre, la sente solo piangere. Hanne! Hanne! Stai bene?
Frammenti di frasi da entrambi i lati. Pensavo tu fossi ... Stavo solo ... I pomodori erano arrivati dal fruttivendolo, quindi dovevo andare in fretta ... E in panetteria…
Ellie estrae due piccole schegge dal palmo della mano di Hanne, raccoglie i pezzi rotti sotto la finestra, sospira e cerca il foglietto con il nome del vetraio, meno male che lo conosce dall’ultima volta.
Ancora cariche di adrenalina, mangiano un’insalata di pomodori con formaggio e pane fresco, mentre Ellie accarezza Hanne sui capelli. Dal giardino entra la terra, calda e nera. Hanne si addormenta, come sempre con il pollice della mamma nel pugno. Ellie non riesce a chiudere occhio, resta a fissare tutta la notte le ombre cinesi sul soffitto, proiettate dalla finestrella aperta.

Hanne ha quarantadue anni, la madre non c’è. Hanne non ha dimenticato la sua chiave, ma il suo cellulare, e la chiave di Ellie è infilata nella toppa. La mamma non può essere uscita, riesce a malapena a raggiungere il bagno.
Hanne suona il campanello, bussa, batte forte, chiama, prima piano per non disturbare i vicini, poi più forte per farsi sentire dalla madre. Mamma! Tutto bene?
Non era forse un lamento? L'ombra di una voce.
È tardi, i vicini hanno bambini piccoli, ma non ha alternative. Hanne suona il campanello della porta accanto, spiega la sua preoccupazione al vicino assonnato. Mia madre non è raggiungibile al telefono da ore e volevo ...
La vicina la accompagna verso il balcone buio, profumato d'autunno, che confina con quello della madre. Vuoi che chiamiamo i soccorsi? No, no, ci penso io, dice Hanne.
Scavalca da un balcone all'altro, e schiaccia il naso sulla finestra della madre. Giace sul letto, muove le labbra quasi impercettibilmente, poi una mano. Hanne batte contro la finestra, la madre si solleva al rallentatore su un gomito, quindi ricade sul cuscino.
Hanne non conosce un vetraio e non farà forse troppo freddo perché la madre passi la notte con una finestra della cucina rotta? Ora però non importa, deve salvare la madre.
Una pietra? No. Il vicino le porge un martello oltre il parapetto.
Un colpo, di lato, la mano libera a ripararsi il viso. È come se Hanne avesse di nuovo tredici anni, nei momenti di panico. La lastra resiste. Col secondo colpo l’eco del vetro in frantumi attraversa il cortile del condominio. Dal lato opposto dell’abitazione qualcuno spalanca la finestra e la bocca minacciando di chiamare la polizia! È tutto a posto, è una figlia che deve salvare sua madre, risponde la vicina.
Hanne si arrotola il maglione attorno agli avambracci, nota mentre si arrampica tra i gemiti stridenti che non ha più tredici anni, e cade poi sul letto di sua madre.
Carenza di zucchero! Nessun dottore! Ha più paura dei medici che della morte. Facendo scricchiolare i cocci in cucina Hanne recupera i brick di succo di mela, ci infila una cannuccia, bevi, mamma, bevi.
Il vicino bussa alla porta, vuole essere rincuorato, era solo l'ipoglicemia, andrà bene, grazie.
Hanne! Stai bene? Il numero del vetraio è nel comodino. Hanne guarda nel cassetto, è lo stesso appunto di allora, a duemila chilometri e trent’anni di distanza.
Ancora carica di adrenalina, Hanne accarezza i capelli di Ellie. Quindi raccoglie le schegge di vetro, chiude la porta della cucina per non far entrare il vento freddo di ottobre, e affetta del pane fresco, del formaggio e i pomodori, benché Ellie voglia solo qualche briciola e la mano di Hanne, solo pochi istanti.
Hanne vorrebbe dormire con lei, ma Ellie non glielo permette, hai un bambino di cui occuparti, starò bene.
A casa, Hanne non riesce a chiudere occhio, resta a fissare tutta la notte le ombre cinesi sul soffitto dietro la finestra gelida, accarezzando i capelli di Luis, stringendo il suo pollice con il pugno...

A volte le cose della vita sono come gemelli, separati alla nascita, di cui uno è stato lanciato nello spazio e ritorna da giovane dal suo gemello invecchiato più rapidamente. Stanno in silenzio l’uno di fronte all’altro, cosa mai potrebbero dirsi?
Oppure sono come un bambino che si guarda allo specchio, sorprendendosi dell’antenato rugoso dai capelli grigi che lo osserva dall’altre parte.
Anni dopo, Ellie è morta da tempo, Hanne si guarda allo specchio e vede sua madre, è dapprima stupita, poi si avvicina, gira avanti e indietro per trovare qualcosa di Ellie in se stessa. Accarezza la sua fredda faccia riflessa nel vetro. Non piangere, mamma, andrà tutto bene.

Traduzione: Piera Ghisu e Stefano Zangrando
 
Twitter Facebook Drucken